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I fucili e le chitarre: la dittatura e la musica brasiliana

 Ringrazio il Querido Sergio Hovaghiam per avermi consigliato ed aiutato

Gli anni della dittatura militare in Brasile,sono forse la parentesi politica più nera dell’intera storia del Paese. Prima della dittatura, il presidente più amato tra tutti i presidenti del Brasile: Jocelino Kubitscheck. L'apertura mentale del presidente si rispecchiava concretamente nella sua politica. Ma I grandi poteri economici brasiliani, le grandi Famiglie, gli oligarchi, le multinazionali che facevano capo agli USA, non rimasero certamente a guardare l’operato di Jocelino e di conseguenza operarono.....con l’aiuto (direi più che un aiuto dei servizi segreti USA). Salirono al potere i militari, il bel sogno si tramutò in incubo. Il governo sciolse i cani della censura che dilaniarono la cultura, la ridussero a brandelli, sia essa cinema, letteratura, teatro, stampa. Fu creato un organo ad hoc, inquietante, che aveva carta bianca su tutte le opere pubblicate.Molti musicisti scapparono per amore dell'arte e anche per evitare ritorsioni sulla propria pelle proprio perchè si aggiravano squadroni paramilitari nelle strade che agivano arbitrariamente.Tra questi dobbiamo ricordare Chico Buarque, Francis Hime, Carlos Lyra, Caetano Veloso, Gilberto Gil, Sergio Ricardo,Vinicius de Moraes (benchè diplomatico), Juca Chaves, Nara Leao, Maria Bethania, Edù Lobo, e soprattutto Geraldo Vandrè. Lo stato arrivò a fare vero e proprio terrorismo. Nel 1973, in occasione di un concerto a Sao Paolo nel Palacio do Anhembì, realizzato coraggiosamente dalla Phonogram contro la decisione di incarcerare coloro che manifestavano dissenso contro la libertà di espressione, parteciparono E.Regina, Caetano Veloso, Chico Buarque, Jorge Ben, G.Gil, N.Leao, Ivan Lins, Wilson Simonal, Maria Bethania, Raul Seixas, Fagner, Jair Rodrigues, MPB4. L' evento durò ben 3 giorni e che vide la presenza di circa 5000 persone al giorno (ma con massiccia presenza di spie del  regime...). Il regime sabotò l’impianto acustico e delle luci, per evitare che gli artisti potessero cantare brani di protesta ostili al regime. In quel momento c'era l'esibizione di Chico Buarque e Gilberto Gil. Stavano eseguendo “Calice” scritto insieme a Milton Nascimento. Quando si spense l’amplificazione, Chico non esitò a gridare  : CENSURA FILHA DA PUTA....”. Di questo evento ci è arrivato un bellissimo DVD e due cd (il lavoro si chiama ( PHONO ‘73) che ripercorrono quell’evento e che è estremamente rappresentativo del clima che si respirava in quegli anni in Brasile,oppresso dalla feroce dittatura militare.

Riporto alcune delle canzoni "maledette", pezzi di storia del mondo intero:
 Calice
(Chico Buarque/ G. Gil)

Pai! Afasta de mim esse cálice
Papà! allontana da me questo calice
De vinho tinto de sangue...(2x)

Di vino sporco di sangue

Como beber dessa bebida amarga
Come bere questa bibita amara
Tragar a dor e engolir a labuta?

Inghiottire il dolore e ingoiare a fatica?
Mesmo calada a boca resta o peito.

Anche se la bocca è chiusa resta il petto
Silêncio na cidade não se escuta.

Silenzio nella città non si ascolta.
De que me vale ser filho da santa?!

A cosa mi serve essere figlio della santa?!
Melhor seria ser filho da outra;

Meglio essere figlio dell'altra;
Outra realidade menos morta;

L'altra realtà meno morta;

Tanta mentira, tanta força bruta.
Tanta bugia, tanta forza bruta

Pai! Afasta de mim esse cálice
Papà! allontana da me questo calice
De vinho tinto de sangue...

Di vino sporco di sangue...
Como é difícil acordar calado
Come è difficile svegliarsi zitto
Se na calada da noite eu me dano.

Se nel silenzio della notte mi danno
Quero lançar um grito desumano,

Voglio lanciare un grido disumano
Que é uma maneira de ser escutado.

 Che è un modo per essere ascoltato

Esse silêncio todo me atordoa...
Tutto questo silenzio mi stordisce...
Atordoado eu permaneço atento

Stordito resto attento
Na arquibancada, prá a qualquer momento

Sugli spalti, per in qualche momento
Ver emergir o monstro da lagoa.

Veder emergere il mostro dal lago

Pai! Afasta de mim esse cálice
Papà!allontana da me questo calice
De vinho tinto de sangue...

Di vino sporco di sangue...

De muito gorda a porca já não anda. (Cálice!)
Per il troppo grasso la porca non cammina (calice)
De muito usada a faca já não corta

Per il troppo uso il coltello non taglia
Como é difícil, Pai, abrir a porta... (Cálice!)
 
Come è difficile, papà, aprire la porta.. (Calice)

Essa palavra presa na garganta...
Questa parola imprigionata nella gola
Esse pileque homérico no mundo.

Con questa ubriachezza epica nel mondo
De que adianta ter boa vontade?

A che mi serve avere buona volontà?
Mesmo calado o peito resta a cuca

Anche se zitto il petto resta la furbizia
Dos bêbados do centro da cidade.

Degli ubriachi del centro della città

Pai! Afasta de mim esse cálice
Papà! Allontana da me questo calice
De vinho tinto de sangue...

Di vino sporco di sangue...

Talvez o mundo não seja pequeno, (Cale-se!)
Chissà il mondo non sia piccolo, ( Stai zitto!)
Nem seja a vida um fato consumado. (Cale-se!)

Nè sia la vita qualcosa di irrimediabile (Stai Zitto!)
Quero inventar o meu próprio pecado. (Cale-se!)

Voglio inventare il mio peccato (Stai zitto!)
Quero morrer do meu próprio veneno. (Pai! Cale-se!)

Voglio morire del mio veleno (Papà!Stai zitto!)
Quero perder de vez tua cabeça! (Cale-se!)

Voglio perdere per una volta la tua testa! (Stai zitto!)
Minha cabeça perder teu juízo. (Cale-se!)

Voglio che la mia testa perda il tuo buonsenso (Stai zitto!)
Quero cheirar fumaça de óleo diesel. (Cale-se!)

Voglio respirare fumo di gasolio (Stai Zitto!)
Me embriagar até que alguém me esqueça. (Cale-se!)

e ubriacarmi fino al loro oblio


Il video della canzone durante Phono 73, a Chico fu staccato il microfono:
 
 








Calice è una canzone scritta nel 1973 da Chico contro la dittatura . Il suono Calice si avvicina molto a Cale-se che, tradotto,vuol dire stai zitto!Prorio per questa motivazione fu censurata.
Chico rappresenta una icona della lotta contro la dittatura. Il cantante fu arrestato nel 1968 e gli fu intimato di non lasciare Rio.Tuttavia  ebbe una licenza speciale per fare uno show in Francia con Vinicius de Moraes. Da lì, consigliato da Vinicius stesso, riuscì ad andare in auto esilio in Italia. Nel 1969, ancora in italia, iniziò a fare musica con Toquinho, scriveva delle canzoni firmandole con il nome di Julinho de Adelaide. Collaborò anche con Lucio Dalla con il quale scrisse una versione della canzone Gesù bambino. Dalla fu particolarme affascinato dal genio di Chico, addirittura si dice che nel comporre la celebre canzone L'anno che verrà, si sia ispirato a Francisco Buarque de Hollanda. L'esilio volontario del musicista continuò anche in Francia dove collaborò con Carlos Bandeirense Mirandopolis. Ritornò in Brasile. Furono anni di collaborazione con Caetano Veloso e Maria Bethania. Lo pseudonimo di Julinho de Adelaide, gli consentì di aggirare la censura. Fu talmente abile da avere una carta d'identità con questo nome e concedere anche una intervista, il tutto in un clima di sfottò verso l'allora dittatura.








O bebado e a Equilibrista
(João Bosco e Aldir blanc)
Canta: Elis Regina

Caía a tarde feito um viaduto
Scendeva la sera su un viadotto
E um bêbado trajando luto

E un ubriaco vestito a lutto
Me lembrou Carlitos...

Mi ricordò Carlito...
A lua
La luna
Tal qual a dona do bordel

Uguale ad una donna di bordello
Pedia a cada estrela fria

Chiese ad ogni stella fredda
Um brilho de aluguel

Un luccichio come affitto

E nuvens!
E nuvole!
Lá no mata-borrão do céu

Là nella carta assorbente del cielo
Chupavam manchas torturadas

Assorbivano le macchie della tortura

Que sufoco!
Che ansia!

Louco!
Pazzo!
O bêbado com chapéu-coco

L'ubriaco con una bombetta
Fazia irreverências mil

Ha fatto mille irriverenze
Prá noite do Brasil.

Durante la notte del Brasile
Meu Brasil!...

Brasile mio!..

Que sonha com a volta
Che sogna il ritorno
Do irmão do Henfil.

Del fratello di Henfil
Com tanta gente que partiu

Con tanta gente che partì
Num rabo de foguete

Sulla coda di un razzo
Chora!

Piangi!
A nossa Pátria

La nostra patria
Mãe gentil

Madre gentile
Choram Marias

Piangono le Marie
E Clarisses

E le clarisse
No solo do Brasil...

Sulla terra del Braile...

Mas sei, que uma dor
Ma sò, che un dolore
Assim pungente

Così pungente
Não há de ser inutilmente

Non esiste inutilmente
A esperança...

La speranza...

Dança na corda bamba
Danza su un filo sospeso
De sombrinha

D'ombra
E em cada passo

E ad ogni passo
Dessa linha

Su questa linea
Pode se machucar...

Può farsi male...

Azar!
Sfortuna!
A esperança equilibrista
La speranza equilibrista
Sabe que o show
Sa che lo show
De todo artista
Di ogni artista
Tem que continuar...
Deve continuare... 

Il video della canzone, era il 1979: 










Scritta da Joao Bosco e Aldir Blanc, dal momento della sua uscita, il 15 di maggio del 1979, il brano "O Bêbado e o Equilibrista" è divenuto la canzone più ascoltata nelle proteste e manifestazioni brasiliane.Segnò un momento importante nella storia del Brasile: correva l'anno della Legge sull'Amnistia, il popolo si aspettava dal governo Figueiredo la "apertura lenta e graduale" promessa dal governo Geisel.  "O Bêbado e o Equilibrista" è una metafora. L'ubriaco rappresenta il regime autoritario: vestito a lutto, scosso dalle ripercussioni delle uccisioni e delle torture nei sotterranei della dittatura, completamente privo di colore e di vita. L'equilibrista è il popolo brasiliano, sono coloro che speravano in un futuro migliore. Sono richiamate le Marias (Maria, la madre di Henfil, che era nella lista nera della censura), le Claricias (Clarice era la vedova di Vladimir Herzog, che lottò per ottenere, dai tribunali, la condanna di chi usccise suo marito), il fratello di Henfil (Vignettista satirico la cui opera ebbe un ruolo importante in quegli anni) era  Betinho (sociologo e attivista dei diritti umani brasiliani).

Elis Regina fu una delle eroine della protesta contro la dittatura. Denunciava apertamente i mali della dittatura nelle sue apparizioni pubbliche e nelle sue canzoni. Addirittura, si riporta nella cronoca dell'epoca che, in un'intervista del '69, chiamò gorillas le persone che erano al potere. Sulle affermazioni ci sono dei dubbi, ma ciò non toglie che la popolarità di Elis l'aiutò ad evitare la forca. Tra i fischi e l'ira generale fu perfino costretta a cantare l'inno nazionale in luogo di una manifestazione pubblica. Era la maggiore attivista della lotta a favore dell'amnistia per gli esiliati. Grazie a questa lotta, riuscì a far ritornare in Brasile, nel 1979, l'allora esiliato Betinho, grande sociologo dell'epoca. O Bebado e a Equilibrista è stato trasformato da Elis in inno a favore della già ricordata aministia.


Samba de Orly
(Chico Buarque / Toquinho / Vinícius De Moraes)

Vai, meu irmão
Vai, fratello mio
Pega esse avião

Prendi questo aereo
Você tem razão de correr assim

Hai ragione a correre così
Desse frio, mas beija

Da questo freddo, ma bacia
O meu Rio de Janeiro

Il mio Rio de Janeiro
Antes que um aventureiro

Prima che un avventuriero
Lance mão

Vi metta mano
Pede perdão
Chiedi perdono
Pela duração dessa temporada

Per la durata di questa permanenza
Mas não diga nada

Ma non dire nulla
Que me viu chorando

Che mi hai visto piangere
E pros da pesada

E a quelli del gruppetto
Diz que vou levando

Dici che vado avanti
Vê como é que anda

Vedi come va
Aquela vida à toa

Quella vita inutile
E se puder me manda

E se puoi mandami
Uma notícia boa

Una buona notizia

Pede perdão
Chiedi perdono
Pela omissão um tanto forçada

Per la mancanza abbastanza forzata

Mas não diga nada
Ma non dire nulla
Que me viu chorando

Che mi hai visto piangere
E pros da pesada

E a quelli del gruppetto
Diz que vou levando

Dici che vado avanti
Vê como é que anda

Vedi come va
Aquela vida à toa

Quella vita inutile
E se puder me manda

E se puoi mandami
Uma notícia boa

Una buona notizia 

Il video della canzone: 
 










Questa canzone è quasi una leggenda, ha una storia molto bella. Chico mandò un telegramma a Toquinho nel quale scriveva che nel suo nuovo paese (l'Italia) c'era per lui una buona occasione lavorativa. Toquinho subito andò in Italia. Ma, arrivato in Italia, Chico ammise che sentendosi solo, mentì sulla opportunità di lavoro. Toquinho rimase per un anno ma poi dovette tornare in Italia per fare degli show con Vinicius de Moraes. Chico non lasciò il chitarrista a mani vuote, gli diede una melodia senza testo.Quando Francisco riuscì a tornare in Brasile, cercò Toquinho e gli chiese se poteva mostrargli alcune canzoni che realizzò con Vinicius. Vinicius aveva una certa  "invidia" per i testi di Chico. Quando Buarque de Hollanda, aggiunto il testo alla melodia, chiese a Vinicius un parere, lui rispose che mancava qualcosa. Dopo pochi minuti, Vinicius ritornò con il testo in mano e, con appena una frase in più (pede perdão pela omissão um tanto forçada!), affermò che ora era un samba scritto a sei mani. Quando la canzone fu passata la vaglio della censura, quest'ultima escluse solo la frase inserita dal poeta. De moraes, avvisato, affermò:"Guarda, leva la frase dal samba. Ma dalla collaborazione io non esco" .

Vinicius de Moraes era diplomatico.Ma nel 1968, fu dispensato dall' allora regime per la sua condotta, incompatibile con il lavoro di funzionario pubblico.Vinicius non diede ascolto e continuò a lavorare nella diplomazia in giro per il mondo.La decisione del governo fu resa pubblica quando Vinicius stava facendo uno show con Chico Buarque e Nara Leao a Lisbona. Quando ritornò in Brasile e sostenne il concorso presso il ministero degli esteri, non fu ammesso. Fu ammesso solo una seconda volta.



Panis Et Circenses
(Caetano Veloso / Gilberto Gil - 1968)

Eu quis cantar
Io ho voluto cantare 
Minha canção iluminada de som
La mia canzone illuminata di suono
Soltei os panos sobre os mastros no ar 
Ho spiegato le vele sugli alberi al vento
Soltei os tigres e os leões nos quintais
Ho slegato le tigri e i leoni nei cortili
Mas as pessoas na sala de jantar 
Ma le persone nella sala da pranzo
São ocupadas em nascer e morrer
Sono occupate a nascere e morire
Mandei fazer 
Mandai a fare
De puro aço luminoso um punhal 
Del puro acciaio luminoso un pugnale
Para matar o meu amor e matei 
Per ammazzar il mio amore e ammazzai
Às cinco horas na avenida central
Alle cinque nel viale principale
Mas as pessoas da sala de jantar 
Ma le persone nella sala da pranzo
São ocupadas em nascer e morrer
Sono occupate a nascere e morire
Mandei plantar 
Mandai a piantare
Folhas de sonhos no jardim do solar
Foglie di sogni nel giardino al sole
As folhas sabem procurar pelo sol
Le foglie sanno cercare il sole
E as raízes procurar, procurar 
E le radici cercare, cercare
Mas as pessoas da sala de jantar 
Ma le persone nella sala da pranzo
Essas pessoas da sala de jantar
Queste persone nella sala da pranzo
São as pessoas da sala de jantar
Sono persone della sala da pranzo
Mas as pessoas da sala de jantar
Ma le persone della sala da pranzo
São ocupadas em nascer e morrer
Sono occupate a nascere e morire 

La canzone interpretata dagli Os Mutantes: 
 







Panis et circensis proviene dal latino e qui è utilizzata nell'accezione: politica del pane e del circo.La canzone denuncia la politica di cibo ed intrattenimento del regime. Le persone nella sala da pranzo sono occupate a nascere e morire, dunque a cosa serve preoccuparsi dei problemi sociali? Il pane chiude le bocche mentre il paese va a rotoli. Nella traccia si sente, ad un certo punto, la musica interrompersi quasi come se il disco fosse stato sottratto violentemente dal giradischi. Dopodichè si ascolta un walzer viennese. Era la contrarietà al "vecchio", la sottrazione rappresenta la reazione violenta scaturita dalla scomodità delle parole incise. Questa canzone, scritta da Gilberto Gil e Caetano veloso, fu inserita in un album chiamato tropicalia ou panis et circensis, vide la partecipazione di grandi nomi (Gal Costa, Nara Leao, Os Mutantes, Tom Ze oltre al poeta Torquato Neto). L'album rappresenta il manifesto del movimento tropicalista.

Caetano e Gil domostrarono sempre una posizione politica attiva e contraria al regime.Nel 27 settembre del 1968 furono arrestati con l' accusa di aver oltraggiato l'inno nazionale e la bandiera brasiliana. Furono portati al quartier generale Marechal Deodoro a Rio. I militari gli rasaro i capelli. Furono liberati nel 19 febbraio del 1969 e furono portati a Salvador. Furono confinati e gli fu imposto di non rilasciare dichiarazioni in pubblico.Nel giugno del 1969, dopo uno show nel teatro Castro Alves, Caetano e Gil partirono con le rispettive mogli in Inghilterra per un esilio. Lo spettacolo, coraggiosamente registrato, tre anni dopo, diede vita al disco: "Barra 69".


Diz que fui por aì
(Zé Kéti e H. Rocha)
 canta: Nara Leao
   
Se alguém perguntar por mim
Se qualcuno mi cerca

Diz que fui por aí
 Dici che sono stata lì

Levando o violão embaixo do braço
Portando la chitarra sotto il braccio
Em qualquer esquina eu paro
In ogni angolo mi fermo

Em qualquer botequim eu entro
In ogno bar entro

Se houver motivo
Se vi è motivo

É mais um samba que eu faço
E' ancora un altro samba che faccio
Se quiserem saber se volto
Se vogliono sapere se torno

Diga que sim
Digli di sì

Mas só depois que a saudade se afastar de mim
Ma solo dopo che la saudade sarà andata via da me

Tenho um violão para me acompanhar
Ho una chitarra che mi accompagna

Tenho muitos amigos, eu sou popular
Ho amici, sono molto popolare

Tenho a madrugada como companheira
Ho l'alba come compagna

A saudade me dói, o meu peito me rói
La saudade mi fa male, il petto mi rode

Eu estou na cidade, eu estou na favela
sono nella città, sono nella favela

Eu estou por aí
Sono lì

Sempre pensando nela
sempre pensando a lei 


la canzone: 
 









Questa canzone faceva parte di uno show, lo show Opiniao, andato per anni in scena al "Teatro Opiniao" di Rio de Janeiro. Lo show era particolarmente odiato dal regime. All'inizio i militari si limitarono a ostacolare lo spettacolo ma si trovarono di fronte la resistenza di Nara Leao, di Maria Bethania, Ze Ketty e Joao do Vale. 
L'unica soluzione plausibile fu incendiare il teatro, ma la canzone sopravvisse e, ancora oggi, è inscindibile dalla figura di Nara Leao.


La canzone  A banda di Chico Buarque portò alla notorietà Nara Leao. Nara la cantò in un festival sul canale Record negli anni sessanta. La cantante, descritta come una ragazzina timida, era contro il regime militare e soleva ricevere nella propria abitazione gli artisti.  Conosciuta anche come la musa della bossanova, abbandonò questo genere per abbracciare una protesta politica attuata con le musiche di Ze Ketty e Joao do Vale. Dai tre, con la collaborazione anche di Maria Bethania, nacque il tanto contrastato show Opiniao.  I militari non approvarono la cosa e la cantante stava per essere inserita nella legge di sicurezza nazionale. Carlos Drummond de Andrade dedicò dei versi alla giovane cantante esortando l'attuale regime di non imprigionarla. Con Carlos la maggior parte dei grandi intellettuali dell'epoca prese le difese di Leao. Nara andò in auto esilio prima in Italia poi in Francia.

 
 
Carcará
(João do Vale/José Cândido)
canta: Maria Bethania
 
Lá no sertão
Là nel sertao
É um bicho que avoa que nem avião
E' un  animale che vola più di un aereo
É um pássaro malvado
E' un passero malefico
Tem o bico volteado que nem gavião
Ha il rostro migliore di un'aquila
Carcará
Carcarà
Quando vê roça queimada
Quando vede i campi bruciati
Sai voando, cantando,
Esce volando, cantando
Carcará
Carcarà
Vai fazer sua caçada
Va a caccia
Carcará
Carcarà
come inté cobra queimada
Mangia anche serpenti bruciati
Quando chega o tempo da invernada
Quando arriva l'inverno
O sertão não tem mais roça queimada
Il sertao non ha più campi bruciati
Carcará mesmo assim num passa fome
Il carcarà anche così non muore di fame
Os burrego que nasce na baixada
Gli agnelli che nascono nella valle
Carcará
Carcarà
Pega, mata e come
Acchiappa, ammazza e mangia
Carcará
Carcarà
Num vai morrer de fome
Non morirà di fame
Carcará
Carcarà
Mais coragem do que home
Più coraggio di un uomo
Carcará
Carcarà
Pega, mata e come
Acchiappa, ammazza e mangia
Carcará é malvado, é valentão
Il carcarà è malvagio, prepotente
É a águia de lá do meu sertão
E' l'aquila del mio sertao
Os burrego novinho num pode andá
L'agnello giovane non può camminare
Ele puxa o umbigo inté matá
Lui strappa l'ombelico fino ad uccidere
Carcará
Carcarà
Pega, mata e come
Acchiappa, ammazza e mangia
Carcará
Carcarà
Num vai morrer de fome
Non morirà di fame
Carcará
Carcarà
Mais coragem do que home
Più coraggio di un uomo
Carcará
Carcarà 
 
la famosa esibizione di Maria Bethania a soli 18 anni: 
 

 
 
 
 
 
 
Carcarà è la canzone più conosciuta nel repertorio di Joao do Vale. Joao era un 
attento osservatore della natura nordestina. Non ci mise molto a fare di un predatore
una metafora di libertà. Il carcarà, anche nei momenti più difficili, sopravvive 
acchiappa, ammazza e mangia e quando è in pericolo vola più di un aereo.
Anche questa canzone faceva parte dello show Opiniao. All'inizio fu cantata da
Nara leao ma, a causa di un problema che le causò il calo della voce, la canzone
fu cantata dall'allora diciottenne Maria Bethania. Maria stupì tutti con la sua
performance. La canzone, nel 1966, ispirò la creazione di un prototipo di automobile
molto veloce che porta lo stesso nome.





Pra nao dizer que nao falei das flores
 (Geraldo Vandré)
 
Caminhando e cantando
Camminando e cantando
E seguindo a canção

E seguendo la canzone
Somos todos iguais

Siamo tutti uguali
Braços dados ou não

A braccetto o no
Nas escolas, nas ruas

Nelle scuole, nelle strade
Campos, construções

Campi, costruzioni
Caminhando e cantando

Camminando e cantando
E seguindo a canção

E seguendo la canzone

Vem, vamos embora
Vieni, andiamo via
Que esperar não é saber

Che aspettare non è sapere
Quem sabe faz a hora

Forse è il momento
Não espera acontecer

Non aspettare che accada

Pelos campos há fome
Nei campi c'è fame
Em grandes plantações

Nelle grandi piantagioni
Pelas ruas marchando

Per le strade marciando
Indecisos cordões

Indecisi cordoni
Ainda fazem da flor

Ancora fanno del fiore
Seu mais forte refrão

Il loro più forte coro
E acreditam nas flores

E credono nei fiori
Vencendo o canhão

Che vincono i cannoni

Vem, vamos embora
Vieni, andiamo via
Que esperar não é saber

Che aspettare non è sapere
Quem sabe faz a hora

Forse è arrivato il momento
Não espera acontecer

Non aspettare che accada

Há soldados armados
Ci sono soldati armati
Amados ou não

Amati o no
Quase todos perdidos

Quasi tutti persi
De armas na mão

Con armi alla mano
Nos quartéis lhes ensinam

Nelle canserme gli insegnarono
Uma antiga lição:

Una vecchia lezione:
De morrer pela pátria

Di morire per la patria
E viver sem razão

E vivere senza motivo

Vem, vamos embora
Vieni, andiamo via
Que esperar não é saber

Che aspettare non è sapere
Quem sabe faz a hora

Forse è arrivata l'ora
Não espera acontecer

Non aspettare che accada

Nas escolas, nas ruas
Nelle scuole, nelle strade
Campos, construções

Campi, costruzioni
Somos todos soldados

Siamo tutti soldati
Armados ou não

Armati o no
Caminhando e cantando

Camminando e cantando
E seguindo a canção

E seguendo la canzone
Somos todos iguais

Siamo tutti uguali
Braços dados ou não

A bracceto o meno

Os amores na mente
Gli amori nella mente
As flores no chão

I fiori a terra
A certeza na frente

La certezza di fronte
A história na mão

La storia nella mano
Caminhando e cantando

Camminando e cantando
E seguindo a canção

E seguendo la canzone
Aprendendo e ensinando

Imparando e insegnando
Uma nova lição

Una nuova lezione

Vem, vamos embora
Vieni, andiamo via
Que esperar não é saber

Che aspettare non è sapere
Quem sabe faz a hora

Forse è arrivata l'ora
Não espera acontecer

Non aspettare  che accada




La canzone di Vandrè:






 
 
 
 
 
Pra nao dizer que nao falei das flores è una canzone inscindibilmente connessa alla dittatura militare. La sua struttura con una rima facile e ritmo da inno, la rendeva di facile memorizzazione. Diventò un vero e proprio inno della restistenza alla dittatura. I versi portavano le persone a riflettere sulla possibilità di organizzarsi in una lotta collettiva. Inutile dire che non superò il vaglio della censura perchè ritenuta offensiva verso le istituzioni. Ma le masse la cantavano per le strade non curandosi di nulla, con toni accesi e di protesta. La canzone, presentata al 3º Festival Internacional da Canção nel 1968, arrivò seconda dopo Sabia di Tom Jobim e Chico Buarque. Fu cantata di nuovo solo da Simone nel 1979 riscuotendo un grande successo.
 Vandrè rappresenta uno dei maggiori oppositori alla dittatura militare. Era perfettamente cosciente del proprio ruolo e prese parte della corrente che creava canzoni di protesta. Era disinteressato alla musica propriamente detta perchè la vedeva come uno strumento di critica politica e sociale. Oltre a Pra nao dizer que nao falei das flores, compose Porta Estandarte e Aroeira, tutte canzoni di protesta. Fu mandato in esilio e ha vissuto in Cile,Francia, Algeria, Germania, Austria, Grecia e Bulgaria. Quando ritornò in patria, mutò la proria opinione politica: diventò simpatizzante delle forze armate.Circolano diverse leggende sul suo conto, c'è chi ritiene che fu castrato e torturato a tal punto da impazzire, chi ritiene che gli fu fatto un lavaggio del cervello. Vandrè rilasciò un'intervista al riguardo, ammise che nulla di tutto ciò accade. Si giustificò affermando che, quando ritornò in patria, fu curato e ospitato dai militari. Sottilineava che la società era cambiata e con essa l'esercito stesso. Ma, a parte questo, sempre rifiutò l'amnisita definendosi innocente e, in quanto tale, non necessitante di perdono.






Item Reviewed: I fucili e le chitarre: la dittatura e la musica brasiliana Rating: 5 Reviewed By: Gianluigi D'Agostino